loading
29 Mag

Lasciateci lavorare

Leggendo La Stampa del 27/05/2017 (qui il link ) ho letto qualcosa di meraviglioso, una contraddizione all’italiana che è lo specchio di come questo paese non sappia gestire le opportunità. 

Ho già parlato nel post precedente della mancata riapertura del Cacao, ma l’attenzione è caduta su quanto detto dalla portavoce dei “comitati anti movida”, Simonetta Chierici, che teme che la chiusura del locale possa ripercuotersi su un aumento della quantità di persone in giro per le vie del centro e dei quartieri che vivono la notte.


Ma dai? Ogni volta che leggo dichiarazioni del genere viene da chiedermi: “ma questa gente, precisamente, dove vive?

 Facciamo un po’ di chiarezza: una discoteca all’aperto in mezzo ad un parco nel centro di Torino non va bene perché i decibel di un impianto moderno disturbano i condomini. Chiudere la discoteca non va bene perché le 2000 persone (risata) si riverserebbero nelle strade della città a fare casino. 

Se i comitati, la politica e l’amministrazione facessero pace con loro stessi forse gli imprenditori potrebbero ricominciare a lavorare seriamente e la gente a divertirsi spendendo soldi

Un altro punto che mi ha insinuato il dubbio di stare leggendo un articolo satirico di Lercio è stato questo:

“Anche perché i comitati anti-rumore da anni chiedono l’apertura di discoteche in periferia. «Magari negli spazi industriali. Perché, se è vero che è cambiato il modo di divertirsi, spazi ben gestiti, lontano dalle abitazioni, possono essere una soluzione ai problemi che segnaliamo». 

Ho volutamente riportato l’articolo testualmente per non lasciare dubbio alcuno sul fatto che questa gente non ha la più pallida idea di che cosa sta parlando. 

Le discoteche in periferia? Ma le avete fatte chiudere voi!

Giusto per rimanere in tema torinese vi cito solo Il Privilege ad Airasca o L’Hennesy a Pino Torinese diventati rispettivmente un rudere abbandonato e un ristorante dozzinale.



Vorrei, una sera, trovarmi in una di queste riunioni e sollevare una semplice domanda: “Ammesso di riportare le discoteca fuori dal centro cittadino, organizziamo un sistema di trasporti efficiente in modo tale da portarci la gente e poi riportarla sana e salva a casa?”

 

Perché il problema, in Italia, è che si fanno sempre i conti senza l’oste. Le discoteche e i locali della movida in centro hanno spopolato da quando le parole automobile e locale notturno sono strettamente collegate ad alcool test.

Ragioni di sicurezza, nessuno lo mette in dubbio, ma se si impongono dei divieti, condivisibili, dall’altra parte bisogna fornire dei servizi adeguati per bilanciare.

Se un taxi per arrivare al locale mi va a costare quattro volte una serata, pare ovvio che la scelta della location si sposterà in un luogo raggiungibile a piedi o comunque più facilmente, il mercato si adegua e i “comitati” si incazzano.

 Armiamoci di pazienza e doppi vetri.

 

Pubblicato in Senza categoria
Informativa cookies completa